Charlie Hebdo: i serpenti in giardino

Impazzano le ipotesi più fantasiose per spiegare le incongruenze evidenziate nell’attentato al Charlie Hebdo e nella conseguente caccia all’uomo. Incongruenze, spesso, dettate da frettolosi reportages, destinati ad essere smentiti o rettificati il giorno dopo, o da superficiali analisi di video e foto. È il caso, ad esempio, dell’uccisione del poliziotto Ahmed Merabet  (che si pretende sia tutta una “messinscena”), della “differente” Citroen usata dai terroristi,  o della strampalata teoria che vuole la strage destinata a mimetizzare l’eliminazione dello “scomodo economista Bernard Maris”. Questo non significa affatto che nella ricostruzione più o meno “ufficiale” degli eventi (a giorni il ministro degli interni francese dovrà presentare una relazione all’ Assemblée Nationale) sia tutto chiaro. Anzi.

Intanto, l’oramai famosa carta di identità di uno degli attentatori, Said Kouachi, “dimenticata” sul sedile della macchina e la cui fotografia ha fatto il giro del web. Ma, fotografata da chi? Non certo da un qualche poliziotto che, mai avrebbe toccato quel documento plastificato a mani nude (rischiando così di rendere intellegibili eventuali impronte digitali o DNA). E allora, da chi?  Chi e perché, nella concitazione degli eventi,  ha inviato quella foto alle redazioni dei giornali che, poi l’hanno postata su internet?  Si direbbe un escamotage per poter fare identificare il commando senza dover rivelare come l’avessero scoperto. Su questo punto ci ritorniamo. Ma c’è una questione ancora più enigmatica. Perché i fratelli Kouachi, indicati come gli esecutori della strage al Charlie Hebdo, sono stati uccisi? Se lo domanda anche Marcello Foa il quale fa, giustamente notare come fossero ottimali le condizioni per catturarli vivi anche perché – una volta stanati con i lacrimogeni dalla tipografia dove erano asserragliati, senza alcun ostaggio –  i due nel cortile potevano essere neutralizzati senza essere uccisi dalle teste di cuoio certamente addestrate per questo tipo di soluzione.

Queste due stranezze (insieme a tante altre incongruenze che credo si chiariranno quando sarà accertata l’esatta dinamica dei fatti)  hanno dato la stura alla “teoria del patsy” e cioè che i fratelli Kouachi, al pari di Oswald, fossero solo dei capri espiatori sui quali far ricadere la colpa di un attentato commesso da altri. “Altri” che, grazie ad un davvero disinvolto metodo del “cui prodest” sono diventati la CIA, Israele, Marie le Pen, Erdogan… Nessuno o quasi purtroppo si direbbe abbia formulato l’ipotesi più ovvia. E cioè che qualcuno tra le decine di migliaia di tagliagole che, soprattutto, la Francia ospita, finanzia, addestra, arma e protegge per condurre la sua guerra in Siria, si sia stancato delle ingiurie di Charlie Hebdo contro la religione islamica trasformando la sua indignazione – la stessa che anima i milioni di mussulmani oggi presenti in Francia – in omicidio. Con una differenza, però, rispetto ai tanti “martiri” che si immolano quasi quotidianamente in nome di Allah. Bisognava impedire che l’attentato mettesse in crisi la liaison tra terroristi islamici e governo francese. Non doveva, cioè, essere l’inizio di una “guerra islamica” in Francia ma solo un “avvertimento”. Nascerebbe, verosimilmente, da qui la scelta, altrimenti incomprensibile, di condurre l’attacco al Charlie Hebdo celati da passamontagna. Da qui l’incredibile “inettitudine” della polizia francese che, nonostante le migliaia di telecamere disseminate a Parigi e sui caselli autostradali non riusciva a dare un nome ai terroristi (nel traffico, certamente, senza passamontagna) alla guida di una macchina con targa nota. Da qui la scelta di qualcuno che non stava al gioco di rendere pubblica l’identità degli assalitori con la bufala della “carta di identità ritrovata”. Da qui la contromossa di inscenare la falsa intervista telefonica della rete televisiva BFMT ai “fratelli Coulibaly” che lì si spacciano per militanti del famigerato ISIS e alle dipendenze di un misterioso sceicco dello Yemen. Da qui la scelta di ammazzarli prima che potessero rivelare di essere al soldo del governo Hollande.

Del resto, come sentenziava Hillary Clinton: “Non puoi allevare serpenti nel giardino e pretendere che mordano solo i vicini”

Francesco Santoianni

 

PS

Questo articolo è stato già pubblicato in www.sibialiria.org

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Un pensiero riguardo “Charlie Hebdo: i serpenti in giardino

  • 4 aprile 2016 in 13:55
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    “E cioè che qualcuno tra le decine di migliaia di tagliagole che, soprattutto, la Francia ospita, finanzia, addestra, arma e protegge per condurre la sua guerra in Siria, si sia stancato delle ingiurie di Charlie Hebdo contro la religione islamica trasformando la sua indignazione – la stessa che anima i milioni di mussulmani oggi presenti in Francia – in omicidio. ”

    Lei dimentica che Charlie Hebdò ha “ingiuriato” la chiesa Cattolica per pedofilia ed omosessualità, e che l’attuale papa è un Gesuita, di un ordine famoso per “NON perdonare – NON dimenticare”. D’altronde i Gesuiti sono già tristemente famosi in Francia per una certa Notte di S. Bartolomeo.

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