Chi sta con la sposa. Chi sta con i Siriani

Ma come si fa a parlare male di un film senza fargli pubblicità e, quindi, finanziandolo suscitando in qualcuno la malaugurata idea di comprarsi il biglietto? Per scongiurare questo effetto perverso, un amico, (un mezzo delinquente, considerate le sue proposte) stomacato dalla banalità “politically correct” di questo film (che, già prima di essere realizzato, era iscritto “di ufficio” al Festival di Venezia 2014) e dalla leggenda che lo vuole “autofinanziato” con un davvero improbabile crowdsourcing, mi suggeriva di segnalare già ottime copie pirata del film, comodamente scaricabili tramite Emule o Torrent (cosa che – ovviamente – mi guardo bene dal fare). Un altro, un compagno siriano, invece, mi chiedeva se non sarebbe stato il caso di andare davanti ai cinema a volantinare contro la guerra alla Siria che questo film propugna.

Perché, questo fa “Io sto con la sposa“, meritandosi il “Premio Human Rights Nights” e già icona di Fabio Fazio e di tante altre “anime belle” della “sinistra”.

Del resto è questo che fa Fortress Europe il blog di Gabriele Del Grande, già giornalista del “L’Unità” e autore del film. Che davanti alla tragedia delle decine di migliaia di disperati che approdano sulle nostre coste indica solo due “soluzioni”: o li si accoglie a braccia aperte (e chi non lo fa è un “razzista”) o si abbatte il “dittatore” che li costringerebbe all’esodo. Lo hanno già fatto per Gheddafi due analoghi film: “Mare chiuso” e “Come un uomo sulla terra” (realizzati sempre dalla combriccola Del Grande-Segre-Liberti); lo sta facendo ora per Assad “Io sto con la sposa”.

Basta vedere il trailer del film: si scappa non da una guerra (150.000 morti, due milioni di profughi) da tre anni condotta da bande di criminali al soldo dell’Occidente e delle Petromonarchie; non da una miseria spaventosa indotta anche da un feroce embargo (mentre ai “ribelli” l’Unione Europea e gli USA consentono di esportare il petrolio da essi trafugato) ma solo da una feroce “dittatura”. E per confondere le idee, nel film ci si schiaffa anche un palestinese, che in fondo “fa tanto di sinistra”.

A dire il vero, in passato, qualche dubbio sulle cause della tragedia siriana del Grande lo aveva – pur timidamente – espresso arrivando – in un memorabile dibattito – perfino a dire che “ad Aleppo c’è chi si lamenta dell’Esercito Siriano Libero – ESL”. Venendo, comunque zittito da Amedeo Ricucci: grande estimatore dei macellai dell’ESL e star della RAI. La stessa RAI che, ora, dopo il “ravvedimento” di del Grande promuove a tutto gas “Io sto con la sposa”.

Promozione a titolo gratuito, ovviamente. Come tutto quello di cui avrebbe beneficiato la produzione del film “Io sto con la sposa”. A tal proposito c’è nella Rete qualcuno che, facendo notare come sia davvero improbabile produrre con appena 98.000 euro raccolti con il famoso crowdfounding e qualche altro spicciolo un film girato in cinque nazioni, insinua che a latere dei tanti ingenui benefattori che hanno versato qualche decina di euro possa esserci – ad esempio, tra gli sponsor provenienti dall’Arabia Saudita o da Israele, incautamente segnalati sul sito del film –  un qualche inconfessabile personaggio o Fondazione. Certo, al momento, sono solo supposizioni. Che, comunque, facciamo nostre.

Del resto, c’è chi sta con la sposa e chi sta con i Siriani.

 

Francesco Santoianni

 

PS Nella foto: sullo sfondo la festa per la presentazione del film al Festival di Venezia; nel riquadro rosso i resti dell’autobomba dei “ribelli buoni” che ad Homs una settimana fa ha ucciso 46 bambini

 

 

Share