Siriani in mare. Le mani insanguinate dell’Italia

boninomigrantiEra completamente falsa la “notizia” strombazzata per due giorni (ovviamente, in primis da Repubblica) degli “scafisti siriani” che, a cinghiate, avrebbero costretto i migranti a uccidersi, gettandosi dal gommone (proveniente dalla Libia) nel mare davanti Scicli. Una notizia (vera) ha trovato, invece, pochissimo spazio sui mainstream: secondo l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) sono sempre di più i siriani che approdano sulle nostre coste. Per fuggire dalle bande di mercenari che stanno insanguinando questa nazione e dalle conseguenti azioni dell’esercito siriano, certo. Ma, sopratutto, per fuggire dalla fame e dalla miseria, conseguenti ad un feroce embargo, decretato dalla Comunità Europea e in primo luogo dall’Italia. E i motivi di questo embargo, decretato due anni fa, sono scritti nero su bianco: per costringere la popolazione a ribellarsi contro Assad. Una “primavera araba” dettata dall’Occidente che ha già fatto 100.000 morti e due milioni di profughi.

Una aggressione che, dopo le lacrime di coccodrillo e l’ipocrita adesione al “Digiuno di Pace” della Bonino e di Mauro continua. E così, oggi, il nostro ministro degli Esteri annuncia che l’Italia continuerà – insieme a USA, Francia, Turchia, Arabia Saudita… – a far parte del Gruppo Amici della Siria (quello che, per intenderci, sostiene e arma i “ribelli”) mentre quello della Difesa, si appresta ad inviare in Giordania batterie antimissili e soldati. Il tutto condito da elargizioni ad una pletora di, omertose, “organizzazioni umanitarie” impegnate nell’assistenza (fuori dalla Siria) ai disperati siriani e ad una sempre più pressante richiesta di “corridoi umanitari per “soccorrere la popolazione.” E sarà proprio questa richiesta (ovviamente inaccettabile per Assad) il casus belli dei futuri bombardamenti sulla Siria.

Ma c’è qualcuno, qui in Italia, disposto a protestare per questo?

Tralasciando la manifestazione nazionale del 12 ottobre a Roma “Per difendere la Costituzione” (l’adesione a questa di personaggi come Gad Lerner lascia ben poche speranze a chi si batte contro l’aggressione alla Siria) e tralasciando pure la manifestazione nazionale (Roma, 19 ottobre) “NoTav – Lotta per la casa – Gruppi anti-precarietà”, parliamo del 18 ottobre. La piattaforma dello sciopero contro il Governo non fa cenno alla sua politica estera né tantomeno alla Siria. Una inevitabile assenza, considerando il taglio prevalentemente “economico” della mobilitazione? Forse, c’è dell’altro. Del resto, anche nel “No Monti Day” del 27 ottobre 2012 la mobilitazione contro la guerra – al di là di una ovvia condanna delle spese per nuovi armamenti e di una sparuta, “tollerata”, presenza della Rete No War – era completamente assente. Il motivo, verosimilmente, era da cercare nella composizione della struttura che aveva indetto la mobilitazione – sostanzialmente il Comitato No Debito  – che vedeva la presenza di almeno due organizzazioni che riconoscevano l’esigenza di sostenere, a tutti i costi, la “Rivoluzione siriana”: il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica. Quest’ultima organizzazione – dopo una davvero scandalosa presenza alla “fiaccolata” per chiedere la “liberazione” di Padre dall’Oglio – si è spaccata in due tronconi; Quello di “sinistra”, – Rivoluzione Anticapitalista – pur continuando ad appoggiare la fantomatica “rivoluzione siriana” (e arrivando a perorare l’invio di armi ai ribelli) è destinato a confluire in Ross@: creatura alla quale l’USB (tra i promotori dello sciopero) e, quindi la Rete dei Comunisti affida il suo futuro.

Improbabile, quindi, che la denuncia, non già di una futura “guerra”, ma, dell’aggressione che i governi italiani hanno finora condotto e stanno conducendo contro la Siria (dapprima imponendo l’embargo, poi riconoscendo i tagliagole della Coalizione Nazionale Siriana quali “unici rappresentanti del popolo siriano”, poi appoggiando l’azione militare della Turchia, poi inviando ai “ribelli aiuti e armi, poi rifiutando l’ingresso a parlamentari siriani invitati da loro colleghi italiani…) possa essere un elemento della mobilitazione del 18 ottobre.

Peccato. Perché se così fosse, di fronte ai continui sbarchi di disperati che giungono sulle nostre coste,  per scappare, spesso, da guerre e da tragedie – come quelle della Siria – che sono state pianificate dai nostri governanti – l’unico argomento che rimarrebbe da usare sarebbe quello, logoro e rituale, della denuncia della Legge Bossi-Fini.

 

Francesco Santoianni

 

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7 Responses

  1. 4 ottobre 2013

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  2. 14 ottobre 2013

    […] difendersi. E per tenermi su, mi ripetevo, a mo’ di giaculatoria, le accuse (qualcuna pure da me pubblicata sul web) contro i nostri governanti che – come per la Siria (ma anche per l’Eritrea e la […]

  3. 14 ottobre 2013

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  4. 15 ottobre 2013

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  5. 8 febbraio 2014

    […] accordo di rappresentanza sindacale, missioni militari e guerre (in primo luogo quella alla Siria),  repressione, TAV, privatizzazioni, stravolgimento della Costituzione…  Ma visto che per […]

  6. 9 febbraio 2014

    […] di rappresentanza sindacale, missioni militari e guerre (in primo luogo quella alla Siria),  repressione, TAV, privatizzazioni, stravolgimento della Costituzione…  Ma visto che per […]

  7. 8 agosto 2014

    […] ai Siriani che, per sfuggire ad una guerra (finanziata anche da noi) approdano sempre più sulle nostre coste. […]

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