Reato di negazionismo. L’ultima follia dei parlamentari Cinque Stelle

Pure dalla Capacchione si sono fatti incravattare i parlamentari Cinque Stelle. Non era bastato loro quello che avevano subito dalla Boldrini per la faccenda del reato di omofobia. Ma perché? Probabilmente, sulla loro scelta avrà pesato l’esigenza di togliersi di dosso la patente di razzismo accollata dalle sciagurate dichiarazioni di Grillo&Casaleggio; o, forse, l’enfasi data dai media mainstream alla davvero inconsistente cagnara (non più di dieci  neonazisti!) per il funerale del boia nazista Erich Priebke; o forse l’assoluta ignoranza su quello che stavano votando… Fatto sta che, ancora una volta, hanno approvato una legge stupidamente liberticida e che – come è già successo in Francia, Austria, Germania…. –  finirà per far crescere i movimenti neonazisti.

 Ci riferiamo all’emendamento votato nella Commissione giustizia del Senato – relatrice Rosaria Capacchione – da Pd, Pdl, Scelta Civica, Sel e Movimento Cinque Stelle (Mario Gianrusso e Enrico Cappelletti, altri senatori del Gruppo hanno fatto in tempo a  ritirare la loro firma) e che prevede tre anni di reclusione (in caso di aggravante estendibili fino a sette anni e mezzo) e una multa fino a 10mila euro a chi “nega o minimizza crimini di genocidio” come la Shoah.

Ma perché si continuano a fare in Europa leggi contro il “negazionismo”? Intanto, una precisazione. Con buona pace di chi pretende di negare lo sterminio di milioni di ebrei durante la seconda Guerra mondiale – appellandosi alla mancanza di precisi ordini scritti, a celebri testimonianze poi rivelatesi false, a ponderosi studi basati sul nulla… – la Shoah è una realtà incontrovertibile anche se per decenni è stata sottaciuta dai media mainstream, sopratutto perchè non bisognava mettere in difficoltà la Germania, bastione degli USA in Europa prima del decollo della Comunità Europea. Solo dal 1967 – da quando, cioè, con la “Guerra dei sei giorni”, Israele è diventato il principale alleato degli USA – la Shoah  ha cominciato a diventare “popolare” – alimentando innumerevoli libri, sceneggiati televisivi, film, scolaresche mandate a visitare  Auschiwtz … Questo ha comportato anche un progressivo spostamento verso posizioni sempre più conservatrici e sioniste delle comunità ebraiche nei paesi occidentali; basti pensare a quelle italiane, fino a qualche anno fa rappresentate dal rabbino e partigiano Elio Toaff e oggi da Riccardo Pacifici.

L’assillante – quasi ossessiva – denuncia dell’Olocausto – fatta da chi non spendeva una parola sui crimini dello stato di Israele o degli USA – e  lo smascheramento, sopratutto su Internet, di “verità ufficiali” (basti pensare all’11 settembre) ha finito per dare celebrità a chi pretendeva di leggere dietro la denuncia dell’Olocausto nient’altro che un “complotto ebraico”: i negazionisti, fino ad allora quattro gatti.

La “risposta” a questo crescere del negazionismo sono state una serie di sciagurate leggi –  prima tra tutte la francese Fabius-Gayssot – che si sono tradotte in anni di galera per chiunque (e tra questi, oltre allo storico David Irving, addirittura, il difensore di un “negazionista”, l’avvocato Silvia Stolz) contestasse non già l’esistenza della Shoah ma il numero di morti che, “ufficialmente”, questa ha comportato. Situazione davvero bizzarra se si considera che, la cifra di 6 milioni di ebrei uccisi, che sembrava universalmente accettata, è oggi schizzata a 18 milioni, secondo un davvero controverso studio del Museo dell’Olocausto di Washington.

Del resto, contro il reato di “negazionismo” e la conseguente caccia alle streghe, già nel 1997, si era elevata la protesta di numerosi e stimati storici italiani (tra i quali molti indicati, generalmente, come “ebrei”) che facevano notare come la proposta di legge (per fortuna abortita) dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella (che riproponeva i contenuti della Legge Fabius-Gayssot) imponendo una “verità di Stato” e, quindi, un reato di opinione, non solo avrebbe finito per trasformare in celebri martiri, screditati personaggi altrimenti destinati all’oblio, ma avrebbe messo a repentaglio la libertà di ricerca storica; ricerca che, quando non sconfina nell’apologia (reato già contemplato nel nostro ordinamento) deve essere tutelata, anche permettendo a studiosi “scomodi” di esprimere liberamente la propria opinione.

Anche grazie a questa mobilitazione fu risparmiato all’Italia il reato di “negazionismo”. Non così in Francia dove la legge Fabius-Gayssot  suscitava effetti inaspettati; ad esempio, la richiesta di far sequestrare un libro dello storico Bernard Lewis che, sostanzialmente,  negava l’esistenza del genocidio (da 900.000 a 2 milioni di morti) del popolo armeno. E mentre il governo francese si apprestava ad inserire anche il reato di negazione o minimizzazione del genocidio armeno, un’altra sconvolgente richiesta –  inserire nella Legge Fabius-Gayssot  anche l’uccisione intenzionale da parte degli anglo-americani di circa un milione di tedeschi effettuata DOPO la fine della seconda guerra mondiale – perorata da gruppi neonazisti e da stimati storici, tra i quali alcuni indicati, generalmente, come “ebrei”. Ma questa bailamme era niente davanti alle rivolte che esplodevano nelle banlieues parigine dove migliaia di mussulmani protestavano contro la “legge che protegge gli ebrei” quando poi, in nome della “libertà di espressione”, i giornali francesi potevano impunemente pubblicare vignette blasfeme contro Maometto e la religione mussulmana.

Secondo non pochi studiosi la Fabius-Gayssot  e altre  già numerose leggi “antinegazioniste” presenti in Europa hanno comportato una impennata dell’antisemitismo tra la popolazione, il diffondersi di gruppi di estrema destra, una sorta di censura e autocensura nella ricerca storica, innumerevoli procedimenti giudiziariRassegniamoci, quindi alla stessa sorte in Italia.

Perché il reato di negazionismo – è bene non farsi illusioni – sarà definitivamente approvato dal Parlamento. E questo nonostante i contorcimenti dei parlamentari Cinque Stelle, verosimilmente spaventati della valanga di proteste che, si stanno levando dalla Rete. Gli ultimi loro escamotages, nella speranza di rimandare la cosa alle calende greche, è negare il potere deliberante del voto della Commissione Giustizia affidandolo alla discussione in Aula ( “Che sia la solennità del Parlamento a sancirlo”: ci manca solo la  mano sul cuore e le bandiere che garriscono) e ineffabili emendamenti “migliorativi” quali l’introduzione della “volontà diretta di creare proselitismo o violenza a mezzo negazionismo”. Trucchetti da Prima Repubblica. La verità è che è già cominciata – oltre alla caccia all’eretico da sbattere in galera con questa legge –  la crocifissione dei parlamentari Cinque Stelle, destinati, certamente, ad essere additati come “antisemiti” se non si affrettano ad approvare questa legge.

Ma, forse, sono ancora in tempo a sgusciare fuori da questa trappola. Ad esempio affidando ad un sondaggio sulla Rete la decisione da prendere in Aula. Certamente, sarebbe una loro figuraccia. Ma a queste, ormai, ci siamo abituati.

Francesco Santoianni

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4 pensieri riguardo “Reato di negazionismo. L’ultima follia dei parlamentari Cinque Stelle

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