Grillo e gli Ebrei (parte seconda)

gadlernerSpesso partecipo a riunioni politiche nelle quali viene fuori il tenebroso ruolo di varie organizzazioni (Gruppo Bilderberg, Massoneria, Fondo Monetario Internazionale, Fondazione Rockfeller, BCE…) nella crisi economica che sta strangolando intere nazioni; e, ogni tanto, c’è qualcuno che ritiene interessante soffermarsi sulla presunta “origine ebraica” di molti dei capi di queste organizzazioni. Allarmato, solitamente, dopo aver sciorinato il mio repertorio di marxista inveterato – ad esempio, citando testi come questo o questo – concludo – tra la noia generale – che se si pretende di spiegare quello che succede intorno a noi, non come il prodotto delle contraddizioni di un sistema ormai putrescente – il capitalismo – ma come il copione di un complotto, si fa la fine di David Icke (del quale, tra l’altro, sono un devoto lettore) che addebita l’attuale crisi economica (e tutto il resto: la guerra, il dilagare delle droghe, la morte di Lady Diana, l’Undici Settembre…) ad un Piano dei Rettiliani, ordito ad Odessa nel 1410.

Ma torniamo al titolo di questo articolo. Grillo può essere tacciato di antisemitismo? Assolutamente no! Neanche come comico ha mai detto (ho fatto una ricerca di tre ore spulciando su Internet tutte le accuse scagliate dalle autonominatesi “comunità ebraiche”) una sola parola contro gli Ebrei; non così, ad esempio, Berlusconi che pure si straccia le vesti a favore di Israele. E il Movimento Cinque Stelle? Tra i suoi quasi nove milioni di votanti è probabile che ce ne sia qualcuno (sicuramente, nessun parlamentare) che farnetica su Internet; ma, probabilmente ce ne saranno di più tra i votanti, poniamo, di Alemanno che quando era sindaco tirava fuori dalle casse del Comune soldi per spedire studenti romani a visitare il lager di Auschwitz.

Ma, allora? Perchè questo articolo? Perchè, come diceva Lenin, “L’antisemitismo è il socialismo degli imbecilli”. Vale a dire, in una situazione di profonda crisi e, in assenza di una analisi di classe e di una credibile guida rivoluzionaria, il pericolo è che si finisca per cercare il “capro espiatorio”, ebrei in primis. È già successo nella Germania prenazista (dove pure il Partito Socialdemocratico era egemone), sta succedendo oggi con il dilagare su Internet della Teoria del Complotto ordito da organizzazioni, come quelle sopra citate (nelle quali, tra l’altro, la presenza degli “Ebrei” è certamente inferiore a quella dei “Cristiani”, anche se a nessuno viene in mente di etichettare con questo termine, che so’. Monti, Prodi, Berlusconi, Obama…).

Intendiamoci, contro il Gruppo Bilderberg, Fondo Monetario e altre abominevoli oligarchie è giusto mobilitarsi (anche se qualche anima bella ritiene ciò “antisemitismo”) ma sarebbe il caso di considerarle non già centri di un “potere occulto” ma mere stanze di compensazione di interessi politici ed economici che vengono, in ultima analisi, determinati dalla lotta tra le classi.

Non avete capito niente? Allora, spieghiamoci meglio, soffermandoci sul “pensiero di Grillo” che – ripeto – nulla ha a che fare con l’antisemitismo, ma che può aprire pericolosi varchi. L’ideologia di Grillo (che stimo e che continuo, in parte,  a sostenere) con il suo dare tutte le colpe ad una “Casta” che avrebbe divorato il Paese, il suo continuo richiamo ad una “era felice” nella quale i capitalisti pensavano a produrre merci e non alle speculazioni finanziarie, la sua pretesa di affidarsi alle “piccole e medie imprese”, è sostanzialmente “reazionaria”; addebita, cioè, la causa della crisi alle “storture” di un sistema capitalista che può essere, in qualche modo, corretto e piegato alle esigenze della collettività. Ad esempio, la sua battaglia contro gli incentivi pubblici che, in nome della “sfida della Globalizzazione”, vengono erogati alle imprese per delocalizzarsi all’estero. Una battaglia sacrosanta. Ma che sottace l’assoluta esigenza dei capitalisti di sopravvivere in un mercato che essi hanno reso globale. È il Capitalismo, baby. Che tenterà di sopravvivere anche incanalando la crescente rabbia contro un qualche nuovo o vecchio “capro espiatorio”. Un capitalismo contro il quale varrebbe la pena di prefigurare qualcosa di più credibile di un “governo dei cittadini” o della “democrazia digitale”. Cioè? Permettetemi di indicarlo citando Karl Marx: “Apparirà allora che il mondo possiede da tempo il sogno di una cosa di cui deve soltanto possedere la coscienza per possederla realmente.”

Siete ancora svegli? Bene, comunque niente panico. Stiamo per chiudere.

Alla diffusione della leggenda della onnipotente “lobby ebraica” contribuisce certamente la lobby sionista, composta, per lo più, da persone che con la religione ebraica non hanno nulla a che vedere. Ad esempio, tutti (o quasi) i politici italiani ed europei che, prima o dopo le elezioni, con in testa la “kippah” (più o meno, lo “zucchetto” del Papa) si prostrano davanti al Museo dell’Olocausto a Gerusalemme. E non lo fanno certo per motivi religiosi, ma perché oggi Israele rappresenta l’avamposto della politica americana, E non a caso, tutti questi, una volta tornati a casa, propongono iniziative per “scongiurare il ritorno dell’antisemitismo”, come la nuova legge bipartisan che si sta approntando, o la costruzione di un “museo dell’olocausto”, o innumerevoli libri e sceneggiati televisivi.

Questa “Industria dell’Olocausto” sviluppatasi per mimetizzare i crimini dello stato di Israele, bypassando ogni seria spiegazione politica e storica, rischia, tra l’altro, di cementare nell’opinione pubblica la percezione degli Ebrei come una “razza a sè” e questo sia in senso “positivo” che negativo. E così, ricomincia a serpeggiare (e non solo su Internet) il fantasma dell’antisemitismo. Un fantasma, si badi bene, coscientemente animato da quei “poteri forti” che (al pari dei signorotti medioevali che utilizzavano usurai di religione ebraica per imporre nuove tasse e finanziare nuove guerre) si preparano ad affrontare il peggio.

 

Francesco Santoianni

 

P.S. La prima parte dell’articolo è stata pubblicata qui.

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