La strage di Nizza, il terrorista con l’ascia e i misteriosi complotti

Questa volta a dare il via ad ipotesi “complottistiche” sulla strage di Nizza è addirittura Repubblica che dall’arresto (ripreso con uno smartphone) di un tizio scambiato per un complice di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, da una bicicletta caricata dall’attentatore sul camion, dal suo “illogico sopralluogo” il giorno prima della strage e da “notizie” (ad esempio, un improbabile sms con richieste di armi) che si pretendono “certe” solo perché pubblicate da El Pais…. ne fa discendere “un piano (..) che non prevedeva il martirio di Lahouaiej Bouhlel”. Stessa ridda di ipotesi dietro il gesto di Muhammad Riad: un profugo afghano che, urlando “Allah akbar”, prima di essere abbattuto dalla polizia, ha tentato di uccidere con un ascia quattro persone su un treno in Germania. Per ora i media hanno sbandierato solo il video del suo “proclama” e la “rivendicazione” dell’ISIS (entrambi, ovviamente, certificati da SITE). Ma state pur certi che, nei prossimi giorni, ad attestare chissà quale tenebrosa macchinazione arriveranno “prove” più convincenti del drappo dell’ISIS che il diciassettenne Muhammad Riad si era disegnato in casa prima di andare a morire.
Ma come mai i media main stream non si domandano perché mai l’odio verso l’Occidente – da parte di tanti, spesso provenienti da paesi che i governi occidentali hanno trasformato in un inferno – non potrebbe portare ad un diffuso terrorismo “fai da te”? Intendiamoci, in Europa non siamo ancora al dilagare degli attentati per disperata “vendetta” (come quelli commessi in Israele con i coltelli) e va ribadito che le recenti efferate stragi – come quelle del Bataclan o di Bruxelles – più che “rappresaglie” sono verosimilmente da interpretare come “avvertimenti” lanciati ai suoi (ex?) sponsor da un ISIS che non vuole essere lasciato solo sotto le bombe degli aerei russi. Ma il rischio dell’emergere in Europa di un terrorismo “artigianale” c’è. E allora che si fa?
Invece di sganciarsi da guerre condotte per procura, come quelle alla Siria o al Donbass o direttamente come in Afghanistan, ci si illude che servano a qualcosa le prediche. E allora, avanti con editoriali come quelli di Massimo Gramellini su La Stampa: “Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, (…). Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte.”
Magari lo si trova pure qualcuno disposto, in cambio di un permesso di soggiorno, a denunciare un connazionale. Ma state pur certi che, se si continua a pensare che l’orrore delle nostre guerre non possa filtrare anche nelle nostre metropoli, ci sarà sempre più gente come Muhammad Riad che, pare, per vendicare un amico ucciso due giorni prima da un drone in Afghanistan, prende un’ascia e sale su un treno.

Francesco Santoianni

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