Grillo, la Rete e le Tricoteuses

tricoteusesComincio con una annotazione personale. Vengo appena adesso da un incontro Cinque Stelle nel quale bisognava definire  i punti all’ordine del giorno della prossima riunione regionale.  Lì, inesorabilmente, ho proposto il mio chiodo fisso: l’Organizzazione. Insomma, un coordinatore eletto per ogni gruppo cittadino, criteri per definire chi abbia diritto a votarlo, riunioni con voto palese e verbali per ratificarle…. Il tutto per costruire un Movimento Cinque Stelle che non sia una congrega di seguaci di Grillo (ma uno strumento capace di aggregare e incidere sulle mobilitazioni che, certamente esploderanno nei prossimi mesi); e anche per garantire un controllo che eviti abomini come la proposta avanzata dai Cinque Stelle della Lombardia  (che, a quanto ne so, non ha avuto né una scomunica di Grillo né il clamore che si meritava) o quella avanzata dal Cinque Stelle di Roma (che li ha avuto, invece, tutte e due).

Ho chiesto, quindi, che la mia proposta fosse votata dai presenti all’incontro; ma la risposta è stata raggelante: nessuna votazione, su questo punto “deciderà la Rete”. Insomma, un qualche sondaggio su un qualunque Gruppo Facebook o sul Meetup dove, spesso nel più totale anonimato, vota chiunque. O dove (ancora peggio) chi avrebbe diritto al voto non può votare.

Invece di incazzarmi, come al mio solito, ho cercato di capire il perchè di quel comportamento.

Perché mai pur ottimi attivisti Cinque Stelle (alcuni dei quali forgiati in anni di mobilitazioni e perfettamente consci della crisi che sta facendo affondare il Movimento Cinque Stelle) decidevano di non decidere, ma di affidarsi ad una salvifica “Rete”?

Intanto, per l’illusione che sia stata proprio la “Rete” a determinare lo straordinario successo del Movimento Cinque Stelle alle elezioni politiche. Non è così. La “Rete” ha funzionato come mero supporto a Grillo, che, con il suo “programma né di destra né di sinistra” (in realtà, sia di destra che di sinistra) e la sua bravura, ha mietuto consensi dovunque. E ora che l’attenzione si è spostata da Grillo alle sue creature in Parlamento, la Rete sta diventando un’arena infestata da tricoteuses che chiedono la testa di chiunque non la pensi come il Capo. Non a caso ci si è affidati alla “Rete” per mimetizzare la clamorosa spaccatura dei parlamentari Cinque Stelle sul “caso Gambaro”. Certo, si potrebbe ancora invertire la rotta e trasformare la “Rete” in uno strumento democratico, decisionale e organizzativo; ma del Portale del Movimento Cinque Stelle promesso da Grillo&Casaleggio per febbraio, ancora, non se ne vede l’ombra.

Poi c’è l’illusione che la Politica (o, addirittura, la Storia) sia cominciata con l’irrompere di Grillo e del Movimento Cinque Stelle; una marcia trionfale, (“certamente, costellata qua e là di qualche difficoltà”) ma che non potrà non approdare ad un imperscrutabile “Mondo Nuovo”. E perciò, nessuna riflessione, ad esempio, sul perché sia fallito il Partito radicale (che, pur senza la Rete, aveva raggiunto notevoli risultati elettorali, avendo come cavallo di battaglia la denuncia delle malefatte e la trasparenza delle istituzioni) o perché siano scomparsi altri movimenti. Nulla, nessuna valutazione politica. Perché la Politica (come i “partiti”, del resto) è sostanzialmente roba da maneggioni. E chi osa parlare di “cose politiche”, come strutture decisionali – o, addirittura, una Assemblea nazionale del Movimento Cinque Stelle – è inevitabilmente un intrallazzatore dal quale stare alla larga.

Meglio invece affidarsi, dopo quello della Rete, al ruolo salvifico dell’Informazione: evangelizzare, anche accettando passaggi in talk show televisivi o consacrandosi a dirette streaming che nessuno vede mai. È questo oggi il “mantra” del Movimento Cinque Stelle: dobbiamo meglio informare la “gente”, dobbiamo ammaliarla con la santità dei nostri parlamentari (e, non a caso, chi tra questi se ne va è additato come un bandito), rivelare le magagne della Casta… e, alla Fine dei Tempi, tutta la “gente” verrà da noi.

Ma alla base di questo atteggiamento c’è l’abbaglio che la “gente” resti amorfa in quanto non informata. No. La “gente” non si muove in quanto rassegnata. Non a caso, oggi, nonostante la spaventosa crisi economica e la diffusa rabbia, sono i corsi di cucina e le storie di delitti a soppiantare nelle TV i programmi di informazione (anche quelli, spesso ottimi, di Report). E se la “gente” ha dato nove milioni di voti a Grillo-Movimento Cinque Stelle non lo ha fatto perchè rivelava chissà quale “segreto sulla casta” ma perché credeva potesse prendere in mano, capitalizzare, le sue proteste, le sue rivendicazioni.

Ma per fare questo c’è bisogno di un vero Movimento Cinque Stelle.

Altro che gruppetti che tirano avanti discutendo, di tutto e di più, in qualche bar.

 

Francesco Santoianni

 

 

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