Il processo contro i Topi

 

Se la Chiesa cattolica cerca di perseguitare il topo (nel XV secolo il Vescovo di Autun addirittura lo scomunica') anche il potere civile cerca di fare qualcosa per fronteggiare le devastazioni provocate dai roditori: nel XVI secolo viene addirittura istituito un processo contro i topi che passerà alla storia per il ruolo che vi sostenne il grande giurista Bartolomeo Chassenée, avvocato alla corte del re Francesco

Nel processo istruito contro i topi per il delitto di aver distrutto il raccolto, Bartolomeo Chassenée fu nominato, suo malgrado, "difensore d'ufficio" degli incriminati. Egli cominciò con un'abilissima schermaglia procedurale, sostenendo che dovessero comparire in giudizio tutti i topi della diocesi visto che non si sapeva con precisione quali tra questi fossero i veri colpevoli della distruzione. La corte dovette quindi emanare un bando di chiamata in giudizio destinato a tutti i topi della diocesi i quali, ovviamente, non si presentarono all'udienza successiva. L'abile Chassenée asserì che essi non uscivano dalle loro tane per paura dei gatti, alcuni dei quali appartenevano ai contadini che avevano presentato la denuncia contro i topi: poiché la legge prevedeva che l'imputato fosse comunque protetto nel suo percorso verso il tribunale, i contadini avrebbero dovuto versare una forte cauzione che avrebbero perso qualora i gatti avessero disturbato i topi. La causa venne infine archiviata e i topi furono prosciolti