I topi sono l'emblema del sesso. Non a caso molte "parolacce" con connotazione sessuale ("zoccola", "sorca", "topa", "rattoso"…) si riferiscono a questo animale. Il perché di questa associazione si spiega con la sbalorditiva sessualità del topo. Ad esempio: Le tope quando sono in calore accontentano tutti i maschi che le circondano. Durante l'estro, in genere sei ore, si consumano tra i trecento e i cinquecento rapporti. Per di più quando una topa fa l'amore mette sempre da parte un po' di si seme e può, perciò, nel resto della vita, ingravidarsi da sola quando vuole. Per popolare di topi un territorio, basta che vi giunga una femmina. Tale pratica prende il nome di ritenzione degli zigoti. Inoltre la topa gravida incontrando un maschio di maggiore gradimento riassorbe i feti fino ad annullarli e si fa mettere in cinta dal nuovo amico e riparte ad zero.
Il cosiddetto topo di fogna o ratto (Rattus Norvegicus) vive da uno a tre anni, misura mezzo metro e più, pesa un chilo, i denti gli crescono in continuazione (un centimetro al mese) e per questo è costretto a rodere qualsiasi cosa gli capiti a tiro. La coda coperta di squame, la mancanza di collo, la forma a siluro lo rendono simile ad un pesce. Non pochi naturalisti hanno affermato che si tratta di un caso di "evoluzione bloccata": in quanto trovandosi di fronte ad un organismo praticamente perfetto, la Natura da milioni di anni non ha introdotto cambiamenti.
Oltre che di possenti risorse fisiche questo animale è caratterizzato, come l'Uomo, da una grossa curiosità e passa buona parte del suo tempo ad esplorare l'ambiente. Poi c'è il senso della comunità che ha dello sbalorditivo. Mamma topa, ad esempio, si prende amorevolmente cura, oltre che dei suoi cuccioli, di topolini rimasti prematuramente orfani. Non poche volte, inoltre, sono stati osservati topi rimasti ciechi o paralizzati che sono stati accuditi, fino alla fine dei loro giorni, dalla comunità
Una bestia formidabileLa resistenza e l'abilità del topo hanno lasciato stupefatti i naturalisti. Questo animale infatti può:
riprodursi a velocità sbalorditiva;
sopravvivere e adattarsi alla stragrande maggioranza dei veleni;
sopportare altissime dosi di radiazioni;
superare gravissimi traumi fisici (come cadere da un quinto piano);
superare shock elettrici (fino a 220 volt per sessanta secondi);
vivere e riprodursi a temperature comprese fra - 40 'C e + 60 'C;
nutrirsi utilizzando quasi ogni sostanza organica disponibile;
dissetarsi anche con acqua inquinata o acqua di mare;
essere immune alla stragrande maggioranza delle infezioni;
intrufolarsi in un'apertura poco più grande di una moneta da 100 lire;
rodere e distruggere anche materiali durissimi come il calcestruzzo, il piombo o il ferro;
salire lungo una parete verticale;
nuotare per quasi un chilometro senza doversi fermare;
sopravvivere restando in acqua fino a tre giorni.
Già nel secolo scorso, lo scienziato tedesco Ernst Haeckel sottolineava come l'ontogenesi (e cioè l'evoluzione embrionale di ogni singolo individuo) ripercorresse le tappe principali della filogenesi (e cioè l'evoluzione della specie a cui l'individuo appartiene). L'embrione umano, appartenente a una specie "all'apice" dell'albero genealogico della vita, sembra ripercorrere la strada di tutta l'evoluzione animale: presenta infatti caratteristiche via via simili a quelle degli embrioni di pesce, di anfibio, di rettile, di mammifero, e giunge ad assumere la sua forma definitiva - propria dei primati - passando attraverso uno stadio molto simile a quello di roditore. Tra il terzo e il quarto mese di gestazione, infatti, l'encefalo dei feto umano è incredibilmente simile a quello dei feti di roditori. Questa non è la sola somiglianza che ci lega ai topi: se si possono agevolmente ottenere in laboratorio cellule somatiche ibride e vitali di uomo e di topo, e fecondazioni ibride artificiali, ciò significa che il corredo genetico del topo e dell'uomo sono in larga parte simili o compatibili.
Il primo esperimento di compatibilità genetica tra Uomo e Topo fu effettuato nel 1987 da D. E. Mosier ed è consistito nella immissione di frammenti di DNA umano regolanti il funzionamento del sistema immunitario in cellule di topo affetto da immunodeficienza ereditaria. Successivamente (1988) P. Leder, della Harvard University, è riuscito a inserire un oncogene umano nelle cellule uovo di un topo di laboratorio ottenendo così un ceppo di animali destinati a morire di cancro "umano", che sono stati brevettati negli Stati Uniti (è il primo caso in tal senso) e quindi commercializzati.
Nell'Uomo, inoltre, troviamo tropismi (e cioè comportamenti innati) che risalgono a ere antichissime, e molti di questi richiamano reazioni e comportamenti tipici dei roditori.