Il destino di Lilith

 

La vacanza di Lilith sulle Montagne Rocciose del Colorado sta volgendo al termine. La ragazza quasi non ha il coraggio di abbandonare il suo amico scoiattolo teneramente raccolto alla fermata dell'autobus che la porterà all'aeroporto. La povera bestiola continua a tenere gli occhi chiusi, ha il pelo arruffato e a malapena riesce a muovere le zampette. Il pullman appare all'improvviso e Lilith ha appena il tempo di dare l'ultimo bacetto di addio alla povera bestiola.

I primi brividi e le prime fitte alla testa cominciano nell'aereo che sta portando la ragazza a New York City: "Probabilmente è l'aria condizionata" le suggerisce l'hostess, china su di lei per porgerle la terza aspirina in un'ora.

L'atrio dell'aeroporto è gremito di gente ma la ragazza non cerca nessuno. I suoi genitori, infatti, si stanno godendo una vacanza in Europa e, anche se ci fossero, Lilith non sarebbe in grado di vederti: l'emicrania la obbliga a tenere gli occhi chiusi quasi in continuazione. Da un paio di minuti, poi, è cominciata una tosse che le sta sconquassando il petto. Una rapida corsa in taxi e poi a casa.

Lilith è finalmente in ospedale. Sono passati due giorni dal suo arrivo in città e, alla fine, controllandosi per non urlare dal dolore, è riuscita a rintracciare telefonicamente un vecchio amico del padre che l'ha trasportata al Metropolitan Hospital. La visita del medico di turno non dura più di un minuto (del resto, si tratta di un ospedale pubblico): la diagnosi è polmonite da gram-negativi. Forse una visita più attenta avrebbe rivelato qualcosa di più sinistro, ma i malati da visitare sono tanti e poi i sintomi della peste non sono più riportati nei testi universitari.

La morte della ragazza sopraggiunge inaspettata per tutto lo staff medico che affolla il reparto. Qualcuno, finalmente, si accorge degli strani foruncolini blu e rossi che spuntano sotto la pelle liscia della povera Lilith e avvisa l'Ufficio prevenzione malattie. Dall'altra parte della città qualcun altro sta quasi soffocando per i continui colpi di tosse: "Dovrà essere l'aria inquinata che si respira in questo slum" sta pensando "forse è meglio andare a prendere una boccata d'aria al Central Park". La metropolitana è zeppa come un uovo e, nonostante i suoi continui colpi di tosse, gli stanno tutti addosso. Finalmente Centrai Park, con le sue panchine, con i suoi scoiattoli...

Nell'Ufficio prevenzione malattie si sta discutendo animatamente. Tutti i controlli sul corpo della povera Lilith sono stati fatti senza venire a capo di nulla. Tutti i controlli tranne uno: il test con anticorpo fluorescente sull'espettorato. Qui, però, è impossibile farlo: gli ultimi tagli sulla spesa sanitaria hanno delegato soltanto il Centro controllo.

Intanto, aspettando la risposta, si può tentare un'autopsia: la sala tanatologica è perennemente intasata, ci vorranno almeno due giorni per sapere cosa ha ucciso Lilith.

Nel primo pomeriggio, ben quattro ospedali segnalano all'Ufficio prevenzione malattie la presenza di numerosi casi di una grave forma di polmonite da gram-negativi. Sono passati cinque giorni dall'arrivo di Lilith in città e i bubboni estratti sotto le ascelle della ragazza spazzano via le ultime perplessità al patologo di turno: il referto è infezione da Yersinia pestis. Bisogna subito avvisare il sindaco, il Centro controllo malattie di Atlanta e il Dipartimento della sanità.

Il Direttore dell'Ufficio prevenzione malattie, da tre ore sta disperatamente cercando di contattare il sindaco. Il capo gabinetto del comune, però, continua a ripetere monotonamente che il sindaco è impegnatissimo: la trattativa per concludere lo sciopero dei netturbini (che sta andando avanti da sette giorni) è sulla dirittura di arrivo e non si può assolutamente interrompere la riunione in corso. "Senta, questa è un'emergenza... Glielo ripeto, non posso dirle quale... E va bene! Abbiamo un morto per Yersinia pestis qui in città... Come non ha capito?... E peste! Abbiamo la peste a New York! Avvisi subito il sindaco e, in nome di Dio, non si lasci scappare con nessun altro questa parola".

Ci sono volute altre dodici ore per riunire lo staff di emergenza nel municipio di New York. Ormai il contagio ha attaccato il personale degli ospedali, e il problema è gravissimo. In due ospedali il direttore sanitario ha consigliato a tutto il personale una terapia a base di tetraciclina, ma dopo il terzo morto per "polmonite da gram-negativi" nella farmacia degli ospedali non c'è rimasto nemmeno un solo flacone di questo farmaco. Il medicinale è stato portato via dagli infermieri, dai medici, dal personale amministrativo, che temono di aver contagiato i loro familiari. Bisogna ordinare nuove scorte del medicinale in altri stati ma questo senza che si sappia in giro della cosa.

Il funzionario della Difesa Civile espone un altro problema: a New York City vivono più di trenta milioni di topi. I sacchetti di spazzatura che - grazie allo sciopero dei netturbini - sono accatastati da più di una settimana lungo le strade della città, stanno attirando fuori dalle fogne, anche in pieno giorno, bande di ratti. Bisogna assolutamente rimuovere l'immondizia prima che esploda la notizia della peste, o altrimenti neanche la Guardia Nazionale sarà disposta a eliminare i cumuli di rifiuti.

È il sesto giorno da quando Lilith è giunta in città, e i morti sono saliti a venticinque. Il punto di non ritorno del disastro viene raggiunto nella mattina, con i primi notiziari televisivi e le prime pagine dei giornali: ormai tutti i mass-media parlano apertamente di peste, facendo a gara nel ricordare gli orrori delle epidemie medioevali.

I risultati si concretizzano già nella tarda mattinata: parecchie farmacie vengono assaltate; il 94% dei personale abbandona gli ospedali, e lo stesso assenteismo si ha nella metropolitana; i netturbini si rifiutano di tornare al lavoro finché non saranno fornite loro "serie garanzie". Quali, non si sa.

Molti svuotano la cantina o la soffitta da tutto ciò che potrebbe costituire un richiamo per i topi: cumuli di spazzatura sempre più alti ostruiscono ormai i marciapiedi, soprattutto in quartieri come Harlem, South Bronx, Canal Street.

La televisione comincia a riportare le prime dichiarazioni. Gruppi di portoricani accusano il governo di aver diffuso volutamente la peste nei loro quartieri per favorire la speculazione edilizia; i sindaci dei New jersey hanno dato ordine di impedire l'arrivo dei newyorkesi nelle loro città; da Washington, fonti vicine alla CIA accennano a un possibile piano comunista dietro l'epidemia; il governatore dello stato fa capire che il Dipartimento della sanità enfatizzerebbe la gravità della situazione per ottenere nuovi stanziamenti...

Nel primo pomeriggio vengono appiccati incendi ad abitazioni sospette di ospitare appestati. Ai vigili del fuoco e alla polizia viene impedito di raggiungere i luoghi dei disordini, e questo costituisce un altro elemento che accelera la disgregazione di questi corpi.

Finalmente arrivano nuove scorte di tetraciclina, in quantità però molto inferiori al previsto: la notizia della peste ha fatto in un attimo il giro degli stati, e moltissime autorità locali hanno preteso consistenti scorte per i loro elettori. La meta resta comunque la distribuzione del farmaco ai newyorkesi, ma la macchina comunale è collassata, e non si trova materialmente chi possa distribuire il farmaco.

Un gruppo di armati assalta una stazione di polizia razziando moltissime armi: vogliono certamente impadronirsi delle scorte di tetraciclina per venderle al mercato nero.

Il governatore si è nuovamente rifiutato di rendere operativa la Guardia Nazionale, poiché questo significherebbe proclamare lo stato di emergenza e la sospensione di tutte le polizze assicurative (su questo punto ci sono state nei giorni precedenti tumultuosi incontri fra finanzieri e autorità). Solo in serata, il governatore acconsentirà a proclamare lo stato di emergenza e la legge marziale.

Troppo tardi.

Arsenali e armerie sono già stati svaligiati e bande di armati assaltano ormai impunemente banche e supermercati.

Sono passate due settimane dall'arrivo di Lilith a New York.

Il governo federale ha bloccato tutte le vie di uscita dalla città per impedire un ulteriore contagio nel resto del paese. Alcuni condotti fognari sono stati - stupidamente - inondati di gas nervino per uccidere i topi: il risultato è stato che milioni di roditori si sono riversati fuori dai tombini nelle strade e nelle abitazioni.

Un terzo della città è distrutto dalle fiamme; alcuni rioni sono barricati per respingere l'attacco delle bande armate. Viveri e tetraciclina vengono paracadutati sulla città, e finiscono subito nelle mani sbagliate.

I morti sono più di trentacinque mila e vengono accatastati dove capita. Una fossa comune è stata scavata in Central Park.

Topi ormai dappertutto. L'epidemia continua.