Il trionfo del Gatto

Superate le persecuzioni, il gatto continuò ad avere i suoi estimatori. Nel XVI secolo fu importato in Europa dalla Persia il cosiddetto "gatto d'Angora": la bellezza di questo animale gli aprì le porte dei migliori salotti e servì a promuovere l"'immagine" del gatto in tutti i ceti sociali. Poco per volta, questa bestiola ritornò quindi a essere accolta nella stragrande maggioranza delle abitazioni europee, specializzandosi nella caccia ai topolini che le infestavano. Nel XVIII secolo, l'arrivo in Europa del possente norvegicus non comportò una significativa evoluzione del gatto poiché esso aveva già ristretto il proprio territorio di caccia alle sole pareti domestiche, lasciando quella che avrebbe dovuto essere la sua preda naturale libera di scorrazzare per le fogne e per le strade. Addirittura, il naturalista Brehm annota sconsolato che gatti e surmolotti si incontrano per le strade di Amburgo quasi ignorandosi l'un l'altro.

L'allevamento domestico del gatto è continuato in Occidente anche se, grazie alle nuove tecniche edilizie, il topolino è quasi dei tutto scomparso dalle nostre abitazioni. I gatti domestici degli Stati Uniti, ad esempio, sono oltre cinquanta milioni: si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di animali viziati, abituati a poltrire tutto il giorno e ipernutriti con cibi inscatolati, spesso pieni di estrogeni.

Al tempo stesso, il destino degli svelti e spartani gatti randagi è segnato dall'implacabile accalappiacani comunale. L'uomo, forse senza rendersene conto, sta quindi operando un'involuzione del gatto, selezionando esemplari sempre meno attivi ed efficaci nella caccia ai topi: una situazione che potrebbe essere gravida di pericoli.