Caccia al Topo
Ma osserviamo da vicino il gatto nella sua caccia, ormai sempre più rara al topo. Molto probabilmente la caccia al topo non è un "istinto automatico" codificato nel patrimonio genetico del gatto, ma viene appresa durante l'infanzia grazie agli "insegnamenti" di mamma gatta. Quest'educazione, basata sul gioco, si assomma a una conformazione anatomica scattante e silenziosa, e produce risultati che hanno del prodigioso: un gattino di appena quarantotto giorni riesce già a catturare almeno dieci topi al giorno; un gatto adulto cattura mediamente, in una fattoria di media grandezza, circa venti topi al giorno, vale a dire settemilatrecento topi ogni anno.
Dotato di un udito prodigioso e di una vista acutissima, capace di sfruttare il più piccolo riflesso di luce, il silenziosissimo gatto riesce a stare immobile per ore e ore davanti a una fenditura del muro quasi invisibile, in attesa di balzare sul povero topo, di afferrarlo con gli artigli e di dilaniarlo subito con i lunghi canini.
La dote fondamentale che permette al gatto di acchiappare i topi, consiste però nella sua capacità di elaborare una strategia di cattura sempre diversa: in alcuni casi esso spicca un rapido balzo sulla preda, altre volte la lascia correre fino a provocarne lo sfinimento, altre volte "improvvisa" tattiche più elaborate. Intelligenza? E un termine troppo vago che si vuole, comunque, ricondurre esclusivamente alle capacità umane.
Di certo, dover cacciare un animale così scaltro come il topo, inevitabilmente ha selezionato attraverso i millenni gatti sempre più astuti e fisicamente dotati. L'ammirazione per il gatto è stata qualche volta inficiata dalla diffidenza per questo animale ritenuto, a differenza del cane, incapace di "affetto" per il proprio "padrone". In realtà l"'affetto" del cane, che resta un animale da branco, altro non è che un istinto di gregarismo verso quello che esso ritiene essere il capobranco.
Il gatto, invece, non è sottomesso a un padrone ma, come tutti i felini, è profondamente legato al "suo" territorio di caccia. L'ormai famosa storia di Thurm, la gatta che, nel dicembre 1964 ritornò a cacciare topi nella vecchia casa distante settecento chilometri dalla nuova residenza del suo padrone, è solo uno dei tantissimi aneddoti che confermano questa ipotesi.
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