Il commercio dei gatti

Furono gli intraprendenti fenici che cominciarono a esportare il gatto egiziano nei paesi mediterranei e nelle isole britanniche. È probabile che, di tanto in tanto, un gatto salisse su una nave fenicia attraccata in Egitto, e fosse accolto a braccia aperte dai marinai speranzosi di liberarsi così dei topi che certamente infestavano la nave.

All'inizio dell'era cristiana, però, essi si resero conto che il trasporto di gatti, che fino ad allora era avvenuto quasi per caso, poteva diventare un lucroso affare: anche le dispense delle ville dei patrizi romani erano piene di topi. Il gatto domestico divenne dunque un oggetto di commercio in gran parte della nostra penisola e, da quel momento, ogni gatto cominciò ad avere una quotazione, senza però diventare mai una specie italiana: i fenici, infatti, scaltri commercianti, ebbero sempre l'accortezza di importare esclusivamente gatti maschi, impedendo il crollo del loro monopolio.

Una nuova corrente d'importazione di gatti domestici verso l'Europa ebbe luogo a seguito delle invasioni arabe: anche i mussulmani commerciavano in gatti, per i quali avevano una speciale predilezione seguendo l'esempio del loro profeta Maometto, affezionatissimo alla sua gatta Muezza. Le occupazioni arabe lasciarono quindi consistenti colonie di gatti in Italia, Spagna, Francia e in tutto il Nord Africa. Da queste regioni, un nuovo commercio di gatti si diramò rapidamente verso tutto il settentrione d'Europa.

Un editto di Howen Da documenta il valore che il gatto domestico aveva assunto nel Galles del X secolo e le pene che aspettavano chi maltrattasse, mutilasse o uccidesse il preziosissimo acchiappatopi. Secondo quest'editto, il prezzo già abbastanza elevato di un gattino doveva raddoppiare il giorno in cui il micio fosse riuscito a catturare il suo primo topo. Chi rubava o uccideva un gatto doveva rifondere il proprietario defraudato versandogli una quantità di frumento sufficiente a coprire interamente un gatto appeso per la coda che rasentasse il suolo con il naso.