Caccia al gatto

Nel medioevo un'allucinante crociata voluta dalla Chiesa cattolica si scagliò contro il gatto.

I motivi furono diversi: innanzitutto agli occhi dei cristiani la predilezione per il gatto esternata dagli odiati saraceni non deponeva certo a favore di questo animale. L'accanimento esternato da teologi e preti contro il gatto aveva però motivazioni ben più profonde e più antiche: con il diffondersi del cristianesimo, i capi della Chiesa primitiva avevano trasformato in demoni le antiche divinità pagane, e fra queste anche la dea Bastet, assimilata dalla mitologia romana dapprima nella figura di Diana (la greca Artemide), dea della caccia e signora dei boschi, e successivamente in quella di Ecate, divinità infemale autrice di incantesimi e sortilegi.

Secondo l'iconografia protocristiana (che riprendeva la mitologia egiziana-romana), la malvagia Ecate nelle sue frequenti visite sulla Terra assumeva la forma di un gatto, e perfino il Signore dei mondo sotterraneo, talvolta, si trasformava in gatto per passare inosservato fra gli umani; nasce da qui l'identificazione cristiana di questo animale col demonio, che è sopravvissuta per secoli in Europa, superstizione probabilmente rafforzata dall'atavica paura per la tigre a denti di sciabola.

Timori ancestrali strumentalizzati dal fanatismo religioso: il destino del gatto fu segnato.

Nel Medioevo, proprio mentre le navi crociate di ritorno dal Medio Oriente importavano sul continente europeo il pestifero rattus, la caccia al gatto assunse le dimensioni di una massiccia persecuzione: le scomuniche contro queste utilissime bestiole non si contano, e ogni occasione è buona per maledirle, finanche le tempeste marine. L'imperatore Federico il arriva, ad esempio, a nominare cavaliere un certo Kirchan per aver ucciso a morsi (sic!) ben tre gatti; mentre dovunque vengono accesi roghi per immolare questi disgraziati animali. E il rito si ripete regolarmente, soprattutto nella notte di san Giovanni.

E' molto probabile, però, che questa persecuzione contro i gatti celasse un timore reverenziale per il topo, potenziale distruttore di raccolti: non poche tradizioni europee confermerebbero quest'ipotesi. Ad esempio, seppellire all'incrocio delle strade campestri un gatto vivo che doveva "preservare lo spirito del grano" è stata un'usanza in vigore nell'Europa centrale per tutto il Medioevo, mentre in Slesia, il mietitore che tagliava l'ultimo granoturco veniva rivestito di steli, gli veniva attaccata una coda perché somigliasse all'animale ed era chiamato "il gatto".

Nonostante le persecuzioni, i gatti continuavano a ripulire le abitazioni d'Europa dai topi. La Chiesa cattolica fu costretta quindi a indirizzare i suoi anatemi esclusivamente contro il gatto nero, il cui colore richiamava immagini lugubri e infernali.