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Il Signore dell'Abisso
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Il culto del topo lo ritroviamo anche tra i popoli slavi, in Grecia, in Sicilia, tra gli indiani d'America... Nel bacino del Mediterraneo, Apollo Sminteo è venerato per molti secoli come dio dei topi: nei templi a lui dedicati, questi animali sono oggetto di venerazione e vengono allevati come intermediari tra gli uomini e gli dei; se poi i topolini bianchi si riproducono in gran numero, l'evento viene considerato come segno di futura prosperità.
Ma da dove nasce la fama di questo animale? Innanzitutto dalla sua intelligenza che gli fa svuotare anche le più protette dispense. Animale profondamente individualista, il topo non esita ad associarsi con altri compari quando c'è da commettere un furto. Come nello sbalorditivo trasporto delle uova rubate: il primo topo stringe nelle zampette l'uovo, poi, con un brusco colpo di reni, si capovolge mettendosi col dorso a terra; a questo punto un altro topo gli afferra la coda tra i denti e lo trascina fino alla tana.
Non è certo un caso che l'uomo abbia battezzato il topo "ladro", e il ladro "topo". Anche il termine "rattus", infatti, deriva dal latino raptus che significa razzia, furto, mentre il termine mus (da cui Mus, muridi e murini) deriva da muisen, vocabolo di una antica lingua dell'attuale Crimea che significa "prendere senza farsene accorgere" o "chiedere sottovoce".
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Testo tratto dal libro TOPI di Francesco Santoianni Ó Edizioni Giunti, 1993 |