Il rischio sismico in Italia

 

Da sempre il nostro paese é flagellato da terremoti. Non a caso il termine Enotria che denominava anticamente la Calabria e successivamente l'intera penisola deriva dall'ebraico Nother che significa "terra tremante. Negli ultimi 1.000 anni si sono determinati in Italia almeno 20.000 eventi sismici superiori al terzo grado della scala M.C.S. e, quindi, avvertiti dalla popolazione e registrati dagli storici. Di questi, almeno 200 sismi sono ascrivibili come disastrosi e più della metà si sono verificati nel sud della penisola e in Sicilia (quest'ultima regione con la Calabria ne conta 82, mentre 23 hanno colpito la Campania); circa un terzo dei disastri sismici si sono verificati nel centro Italia (con in testa l'Abruzzo e la Toscana) e i restanti nel nord (soprattutto Friuli e, a distanza, Liguria, Lombardia e Veneto).

Nel nostro paese, comunque, non possono verificarsi quei cataclismi tellurici che sconquassano intere nazioni come la Cina, il Giappone o la California e per difendersi dai quali non sempre é sufficiente abitare in solide costruzioni in cemento armato. In Italia, invece, la stragrande maggioranza delle costruzioni é capace di resistere ai terremoti che sono ipotizzabili nell'area dove esse sono localizzate. Nonostante questa situazione relativamente tranquillizzante la reazione della quasi totalità della popolazione alla percezione di un sisma é sempre più caratterizzata da comportamenti isterici.

Ogni terremoto, anche se di modesta entità, diventa pretesto per comportamenti irrazionali: ci si precipita in strada, si tenta di "scappare in macchina" congestionando il traffico per ore e ore, ci si aggrappa al telefono pur sapendo dell'inevitabile blocco delle linee telefoniche, si abbandona il posto di lavoro... Nel nostro paese, in passato la reazione era molto diversa. Come già detto, il riproporsi dei sismi nella stessa area a distanza di più generazioni impediva che si strutturasse una "memoria storica" dell’evento e la reazione era, più che di terrore, di sbalordimento; come quella, per fare nostre le parole del Colletta, <<di un bambino che vede per la prima volta il mare>>. Oggi, invece, grazie ai mass media, l’orizzonte della percezione si è enormemente esteso e così anche un lontano disastro viene ad essere visualizzato come se si svolgesse davanti a noi; ma l’esigenza del mass media di spettacolarizzare l’evento per meglio poterlo "vendere" finisce per selezionare nei reportage esclusivamente scene drammatiche, di distruzione e morte. Tutto quello che é "in piedi" o intatto viene inevitabilmente scartato, cosicché lo spettatore finisce per collegare l’idea di terremoto con quella di sicura e totale distruzione. Questa enfatizzazione del rischio può comportare situazioni drammatiche.