I disastri in Italia

 

Dal punto di vista morfologico il nostro Paese presenta una situazione particolarmente difficile: su una superficie complessiva di 301.000 chilometri quadrati, ben 106.000 sono occupati da montagne e altri 125.000 chilometri quadrati sono occupati da colline; le aree di pianura sono, quindi, poco più di 70.000 chilometri quadrati, appena il 23 per cento del territorio nazionale. Questa situazione fa sì che buona parte del territorio italiano risulti esposto al rischio alluvionale; nel Veneto, ad esempio, il 15,66% del territorio (dove risiede il 24,79 della popolazione) é esposto ad inondazioni; in Toscana questa percentuale é del 13,60 (15,65 della popolazione), in Emilia Romagna é del 11,23 (14,98 della popolazione). Buona parte del territorio italiano conosce, inoltre, un progressivo e notevole corrugamento e sollevamento, soprattutto nella dorsale appenninica.

Questo fa sì che i rilievi siano particolarmente "giovani", non del tutto "plasmati" dagli agenti atmosferici e quindi particolarmente soggetti ad un'opera di erosione e demolizione intensa per effetto dell'azione combinata di piogge, venti, gelo, corsi d'acqua, ghiacciai... Per completare questo quadro bisogna accennare alle particolari condizioni meteorologiche che caratterizzano il nostro paese. Se all'Italia sono risparmiati disastri meteorologici come i colossali uragani che si abbattono in Asia o nel golfo caraibico, il regime delle piogge in Italia non può certo dirsi tranquillo. Grazie alla particolare posizione geografica della nostra penisola e soprattutto alla sua conformazione montuosa, piogge intense e concentrate in brevi periodi creano le premesse per rovinose alluvioni e frane, soprattutto nelle Alpi Orientali, in Sardegna e lungo il versante tirrenico.

Ad aggravare questa situazione sono intervenuti particolari processi legati alle vicende politiche ed economiche della storia italiana. Primo tra tutti l'emigrazione che ha spopolato le aeree interne e dissesti idrogeologici, gravissimi problemi ambientali, sovraffollamento delle aree costiere e padane... sono tutti problemi che affliggono in maniera gravissima il territorio italiano e che possono essere fatti risalire ad un perverso processo economico e politico di cui l'esodo dal Mezzogiorno (3 milioni di emigrati nel solo decennio 1961-71) o l'abbandono delle campagne (4 milioni di unita lavorative in meno, dal 1951 al 1971) o la crescita abnorme delle aree metropolitane (che passano da 3 a 13 milioni di abitanti, dal 1951 al 1971) sono solo le più vistose tappe di un processo di compromissione del territorio la cui gravità comincia solo oggi ad essere percepita da vasti strati della popolazione.

Ma accenniamo ad altri aspetti della vulnerabilità territoriale italiana; tra questi una certa rilevanza é data dalle fluttuazioni climatiche. In Italia risultano essere rare escursioni termiche come, ad esempio, quelle conosciute annualmente da numerose metropoli statunitensi (picchi termici come +42 gradi in estate o -22 gradi in inverno sono abbastanza frequenti in città come New York o Chicago). Da questo, comunque, ne consegue che le metropoli italiane sono del tutto impreparate ad affrontare situazioni climatiche definite "eccezionali", ma che si ripropongo, in effetti, mediamente ogni trent'anni. Il collasso dei trasporti e quindi degli approvvigionamenti (verificatosi nel gennaio 1986 e durato, per fortuna, solo pochi giorni) a seguito del gelo che paralizzò il traffico ferroviario in numerose stazioni (tra le quali gli importantissimi scali di Roma e Milano) e che bloccò numerosi assi stradali, fa testo a riguardo.

Estremamente alta risulta poi la vulnerabilità del territorio italiano ad eventi tettonici. Attraversato da numerose faglie sismiche, il nostro paese é caratterizzato da una alta sismicità. Come già detto, si tratta, per lo più di terremoti che presentano un "periodo di ritorno" abbastanza lungo e che non permettono, quindi, lo strutturarsi di una "memoria storica" tra le popolazioni. In pratica, i terremoti finiscono per colpire una popolazione del tutto impreparata ad affrontarli. Da questo punto di vista anche terremoti con una magnitudo di certo non paragonabile ai colossali sismi che sconquassano vastissime zone costiere dell'Oceano pacifico hanno (anche per la particolare conformazione orografica, geologica ed urbanistica del; territorio italiano) provocato nel nostro paese moltissimi danni e vittime. A questo si aggiunga la presenza di numerosi vulcani: tutta la dorsale tirrenica della penisola italiana é costellata da complessi vulcanici (i Monti Sabatini, i Colli Albani, i Campi Flegrei, il complesso Somma Vesuvio...) che hanno eruttato in un periodo geologico relativamente recente. Queste regioni, al pari dell'area etnea, anche per via dell'eccezionale fertilità del suolo prodotta dai materiali piroclastici eruttati, conoscono antichi insediamenti urbani e risultano ancora oggi densamente popolate.