"Non capiamo come l'uomo possa vivere con tanta disinvoltura nei giardini che la natura gli ha preparato; abitabili soltanto per un breve tempo, per un era geologica, per un solo giorno felice. E la cultura dell'umanità non è altro che una sottile doratura che può essere distrutta dall'eruzione di un vulcano, cancellata da un nuovo mare, sepolta da una bufera di sabbia." Antoine de Saint-Exupéry, 1934
La fine di Atlantide
"Da sempre si sono ripetute delle catastrofi [..] e ce ne saranno sempre anche in futuro, le più gravi per causa di acqua e di fuoco. Un tempo [..] al di là di quello stretto che voi chiamate le "Colonne d'Ercole" si trovava un isola, più grande dell'Asia e della Libia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. [..] Quest'isola di nome Atlantide [..], nel giro di un giorno e di una notte terribili, scomparve negli abissi".
I frammenti del testo di Platone che riporta una storia tramandata da Solone, il quale, a sua volta, l'aveva appresa da sacerdoti egizi, così come sono giunti a noi occupano meno di 20 pagine stampate; eppure, fino a oggi sono più di 25.000 i libri pubblicati nei quali si cerca di decifrare il mistero di Atlantide, quale catastrofe ne abbia provocato la scomparsa (anche se, come abbiamo già accennato, non è ancora stata ancora organizzata alcuna seria ricerca interdisciplinare, o una spedizione scientifica degna di questo nome, per scoprire le vestigia del "continente perduto").
Uno dei motivi dello scetticismo del mondo accademico nei riguardi di questo argomento è probabilmente da ricercare nella fortuna editoriale che hanno conosciuto non pochi "divulgatori" di Atlantide, localizzata nei luoghi più diversi, in Svezia secondo Olaus Rudbeck, in Sudafrica secondo Gaspar Kirchmair, nel Mar Glaciale Artico secondo Silvain Bailly, in Armenia secondo Desliles de Sale, a Ceylon secondo Byron de Prorock, e in qualche caso presentata, addirittura, come la testa di ponte di una civiltà extraterrestre.
Naturalmente non abbiamo la pretesa di dire la parola conclusiva su una questione così controversa; ci limiteremo, perciò, a presentare le due interpretazioni più plausibili e che riscuotono il maggior credito negli ambienti scientifici ufficiali: entrambe addebitano la scomparsa di Atlantide a un'eruzione vulcanica, un evento che può scatenare energie immense, basti pensare, per esempio, che l'esplosione del 18 maggio 1980 che spaccò in due il vulcano St. Helens nello stato di Washington, liberò in appena 9 ore un'energia equivalente a quella di 27.000 bombe atomiche del tipo di quelle esplose a Hiroshima, quasi una ogni secondo, per 9 ore di seguito. E questa va considerata, tuttavia, ben poca cosa rispetto a eruzioni ancora più apocalittiche come quelle del Krakatoa, nel 1883, o del Katmai, nel 1912, che seppellirono territori vastissimi con coltri di ceneri e rocce alte centinaia di metri.
Ma anche questi eventi sono soltanto piccoli esempi dell'energia che la Terra ancora possiede: il vulcanismo preistorico superò forse ogni nostra immaginazione e, verosimilmente, la nostra cultura è ancora troppo giovane per comprendere cosa sia veramente capace di fare un vulcano.