Memesis
Nel
1950, Jan H. Oort, l'astronomo olandese vincitore del premio Nobel per la fisica
recentemente scomparso, aveva ipotizzato che in prossimità del sistema solare
si trovasse una vasta regione, detta da allora "nube di Oort",
popolata di oggetti spaziali oscuri, fatti di ghiaccio e polvere. Ogni tanto,
una casuale interazione dei campi gravitazionali avrebbe determinato una
modifica nell'orbita originaria di uno di loro, provocandone la
"caduta" verso il nostro Sole. Sotto l'effetto del vento solare, la
massa di ghiaccio sublima, ammantandosi di una chioma di gas che viene soffiata
all'indietro mentre s'illumina dei raggi solari: l'oggetto freddo e oscuro
proveniente dallo spazio diventa sempre più luminoso ed evanescente
trasformandosi in ciò che chiamiamo cometa, uno dei più spettacolari fenomeni
della natura che in ogni tempo e in ogni luogo è stato interpretato come un
sinistro presagio.
L'arrivo nel sistema solare di una cometa isolata proveniente dalla nube di Oort, però, non poteva certamente giustificare la ciclicità delle estinzioni sul nostro pianeta.
Una
risposta fu trovata da due astrofisici, Marc Davis di Berkeley e Piet Hut dell'Institute
for Advanced Studies di Princeton: in un lavoro salito agli allori della rivista
"Nature", teorizzarono l'esistenza di una stella nana rossa, una
sconosciuta compagna del Sole che, con un percorso molto ellittico, orbiterebbe
con la nostra stella attorno a un centro comune di gravità. La battezzarono
Nemesis, come la dea latina della vendetta. Una stella "nera" è un
corpo astrale spento. Un simile oggetto celeste emette solo radiazioni nel
lontano infrarosso: è un corpo quasi nero, quasi invisibile, difficilissimo da
identificare. Una stella simile ha origine da una massa d'idrogeno relativamente
piccola (dieci volte inferiore a quella del Sole): dopo un breve periodo di
attività termonucleare, la stella si spegne, contraendosi. Il gas rimasto
"cade" verso il centro di gravità, e la stella poi si raffredda,
diventando un corpo oscuro.
Secondo l'ipotesi di Davis e Hut, la vendetta di Nemesis si scatena ogni 30 milioni di anni quando, percorrendo la sua orbita, essa si avvicina alla nube di Oort, alterando gli equilibri gravitazionali e determinando una colossale pioggia di comete sul sistema solare: la maggior parte di esse, dopo averlo attraversato, si perde nell'universo, altre annegano nel Sole, altre ancora lo evitano di misura, iniziando la loro orbita allungata; altre, infine, si scontrano con qualche oggetto del sistema solare: con uno degli asteroidi che orbitano tra Marte e Giove, con un satellite al seguito di un pianeta, o con un pianeta stesso.
Qualcuna si schianta sulla Terra.
Nemesis non è l'unica teoria proposta per spiegare la ciclicità delle estinzioni di massa sul nostro pianeta: alcuni hanno ipotizzato la presenza di un "Decimo" pianeta che, con un'orbita esterna a quella di Plutone, interferirebbe in modo analogo con la nube di Oort (e Smiley, il corpo celeste recentemente identificato da osservazioni fatte dall'osservatorio di Mauna Kea, nelle Hawaii, e da quello Eso sulle Ande cilene, potrebbe essere proprio ciò che si cercava); altri hanno pensato alla periodicità di fenomeni vulcanici terrestri, altri ancora a una nuvola di polvere la cui orbita intersecherebbe il nostro sistema solare- Sono state avanzate molte ipotesi (alcune estremamente complesse, altre veramente affascinanti), ma non è questa la sede per analizzarle. Importante, invece, sottolineare come la formulazione di queste teorie abbia ridato vita, dalla seconda metà degli anni Ottanta, a un movimento scientifico e filosofico che sembrava essersi concluso nel secolo scorso: il Catastrofismo.