Perché disastri? 

 

Perché interessarsi ai disastri? Borges risponde con molte altre domande: "Perché ci attrae la fine delle cose? Perché più nessuno canta l'aurora e non v'é chi non canti l'occaso? Perché ci attrae più la caduta di Troia che le vicissitudini degli Achei? Perché istintivamente pensiamo alla sconfitta di Waterloo e non alla vittoria? Perché la morte possiede una dignità che la nascita non possiede? Perché la tragedia gode di un rispetto che la commedia non ottiene? Perché sentiamo che il lieto fine è sempre fittizio?"

 

Ma perché interessarsi ai disastri? Freud vedeva nel "morboso" interessamento dell'umanità per le sciagure e, più in generale, per le distruzioni, una conseguenza dell'inevitabile deteriorarsi delle nostre cellule, quasi che esse, annullandosi, cantassero una melodia di morte che plasma tutta la nostra psiche: una lugubre teoria messa in dubbio da Fromm e da altri psicanalisti.

Ma l'interessamento dell'umanità ai disastri può avere motivazioni ben più concrete. Nelle pagine dell'Apocalisse come nel trionfo della letteratura e della cinematografia "catastrofica", il fascino del disastro, con la sua spettacolarità, con la messa in discussione degli ordinamenti sociali, ha sempre suggellato le segrete aspirazioni di chi vedeva nell'intervento divino o delle cieche forze della natura la risoluzione di problemi troppo grandi e complessi per poter essere risolti dall'uomo. La storia dell'umanità diventa quindi storia di profezie, di attese millenaristiche, di speranze messianiche, di masse miserabili e disperate che, in ultima analisi, invocano l'arrivo catartico del disastro. Non a caso l'attesa di una fine imminente e spettacolare è comune a quasi tutte le religioni. Ma questo interessamento per i disastri, per la Fine, sta oggi investendo campi del sapere che sembravano del tutto esenti da questa pessimistica impostazione, e oggi la pubblicistica sui disastri comincia a essere corposa.

Del resto le cifre elaborate dalle Nazioni Unite sull'escalation dei disastri che colpisce il Terzo Mondo sono eloquenti. Ma lo spettro dei disastri aleggia anche sui Paesi ricchi, dove la ricerca di profitto e d'immediato benessere a tutti i costi, unita all'illusione di un totale dominio sulla Natura (basti pensare al dissennato impiego dell'energia nucleare o dell'ancora più pericolosa ingegneria genetica) rischia di determinare a breve scadenza eventi di gravità inaudita.

In questo sconsolante panorama, spicca la posizione del nostro Paese che, tra quelli industrializzati, è il più colpito dai disastri, e continua ad essere caratterizzato da un'altissima vulnerabilità territoriale e sistemica.

Di questo e d'altro si parlerà qui.