Le armi biologiche
di Francesco Santoianni
Pubblicato su Newton n. 2 Febbraio 1999
(per gentile concessione della Rivista)
Questo testo è protetto da copyright e non può essere riprodotto senza autorizzazione scritta della Rivista
Armi biologiche
Negli Stati Uniti l'allarme rosso è scattato il 12 maggio 1995 con larresto di Larry Harris, un tecnico di laboratorio dell'Ohio facente parte dell'organizzazione estremista "Aryan Nation". Una settimana prima, con una carta intestata falsa e comunicando il numero della sua carta di credito, era riuscito ad acquistare per posta dalla American Type Culture Collection di Rockville, una società di forniture biomediche del Maryland, tre fiale contenenti Yersinia pestis, il bacillo che causa la peste. Nel novembre 1995, Harris, condannato ad una blanda pena per "frode postale", è stato rimesso in libertà; il tribunale ha creduto alla sua versione: effettuare ricerche per neutralizzare ratti iracheni, secondo lui, infettati con la peste dagli scienziati di Saddam e introdotti negli Stati Uniti. Di certo, se avesse voluto coltivare un arsenale biologico, il suo compito sarebbe stato spaventosamente semplice. Dividendosi ogni 20 minuti, un singolo bacillo di Yersinia pestis può produrre in 8 ore 16 milioni di copie di se stesso; in 12 ore, 68 miliardi; in una giornata una sterminata colonia capace di devastare con la peste polmonare una metropoli.
Dopo questo episodio negli Stati Uniti lacquisto e lo spostamento di agenti patogeni è stato sottoposto ad un rigido controllo, affidato ai Centers for Disease Control and Prevention. Nonostante ciò, gli allarmi si susseguono. Lultimo risale al 20 febbraio 1998 quando l'FBI ha arrestato, alla periferia di Las Vegas, Larry Wayne e Bill Leavitt. Una valigetta di alluminio, custodita nella macchina dei due, conteneva delle strane provette di vetro blindato e dentro le provette una sostanza micidiale se inalata: spore di Bacillus anthracis. In assenza di unadeguata terapia, 8.000 di queste spore (meno di un milionesimo di grammo) possono uccidere un essere umano in cinque giorni.
Ancora peggio usando altri microrganismi,
come il virus di Ebola. Secondo lFBI, Shoko Asahara, capo
della setta Aum Shinrikyo, responsabile di aver
disseminato, il 20 marzo 1995, Sarin, un gas nervino, nella
metropolitana di Tokyo (12 persone uccise, migliaia di
intossicate) si era recato nell'ottobre 1992 nello Zaire proprio
per ottenere campioni di questo micidiale virus (per fronteggiare
il quale non esiste ancora nessuna valida terapia) da mettere in
coltura e utilizzare in attacchi biologici. Ma invece di
ricorrere ad esotici microrganismi, un terrorista potrebbe
trafugare qualcuna delle nuove armi batteriologiche, già
esistenti negli arsenali di almeno dieci nazioni, e capaci di
moltiplicarsi . in maniera prodigiosa all'interno dell'organismo
del "nemico" prima di trasmettersi all'esterno
perpetuandosi. 
Ad esempio un microscopico fungo - il Blastomyces dermatidis - le cui spore possono essere inalate e insediarsi quindi nei polmoni; lì, il fungo comincia a prolificare e, nel giro di qualche giorno o di qualche ora, cominciano a formarsi lesioni granulomatose. A questo punto il soggetto (questa infezione colpisce preferenzialmente soggetti maschi tra i 30 e i 40 anni che è il "target" dei soldati) è spacciato e, quasi sempre, poco prima di morire, tossisce rabbiosamente provvedendo a disseminare intorno a sé altre spore del fungo. La letalità dell'infezione è del 90 per cento e può essere arginata soltanto se si conosce esattamente il "ceppo" del fungo utilizzato e, quindi, il tipo di antibiotico da utilizzare: una procedura lunga e difficile che, di certo, è stata preventivamente compiuta dall'attaccante per proteggere le proprie truppe. Una procedura davvero difficile se fossero le spore di Bacillus anthracis, realizzate da Andrei Pomerantsev del Centro scientifico statale di microbiologia applicata di Obolensk, nei pressi di Mosca; queste spore, producendo la variante di una tossina batterica denominata "cereolisina", risultano invulnerabili agli antibiotici e ai vaccini usati, ad esempio, per immunizzare le truppe statunitensi impegnate in Iraq durante la Guerra del Golfo.
La scoperta di Pomerantsev, da egli stesso divulgata, nel gennaio 1998, su riviste scientifiche occidentali, e la constatazione che circa il 90% degli scienziati dell'ex Unione Sovietica che lavoravano nel sistema "ricerca e sviluppo" della guerra biologica hanno abbandonato il paese alla ricerca di nuovi incarichi delinea scenari davvero tenebrosi. E a fatto aprire allopinione pubblica su un capitolo della storia che si riteneva chiuso per sempre: la guerra batteriologica.
Le bombe vive
La guerra batteriologica risale almeno al 1347 quando truppe tartare, impegnate nell'assedio del presidio genovese di Caffa sul Mar Nero, catapultarono all'interno della fortezza cadaveri di appestati. Trasportata dalle navi dei genovesi in fuga, la Morte Nera sbarcò in Europa dove sterminò in appena tre anni 20 milioni di persone. Quattro secoli dopo, la propagazione intenzionale di infezioni sconosciute e quindi micidiali per le popolazioni nemiche costella l'espansione del colonialismo europeo: nel 1763 Sir Jeffrey Amherst, governatore della "Nova Scotia" diffonde tra i pellerossa coperte infettate di vaiolo; più o meno nello stesso periodo gli inglesi mandano tra i Maori (che popolavano allora la Nuova Zelanda) gruppi di prostitute infettate dalla sifilide: ben presto le popolazioni indigene sono sterminate e le loro praterie sono finalmente "terra vergine" per i coloni europei.
Durante la seconda guerra mondiale i giapponesi disseminano in Manciuria, la peste, il colera, la leptospirosi tramite le tonnellate di microrganismi prodotti nella installazione "Unita 731" diretta dal professore Shiro Ishii. Crollato l'Impero del Sol Levante, Ishii (responsabile, tra l'altro della sperimentazione su prigionieri di guerra di armi batteriologiche) non solo non viene condannato come criminale di guerra al Processo di Tokio, ma è invitato negli Stati Uniti a collaborare al funzionamento del più grosso centro di guerra batteriologica americano: Fort Detrick dove, dal 1942 venivano selezionati, prodotti e stivati in bombe o testate missilistiche germi di malattie quali peste, morva, tifo petecchiale, carbonchio...
Come rivelato da documenti solo recentemente declassificati, gli americani già nel 1940 avevano cominciato a sviluppare questo sistema d'arma nella illusione che la produzione industriale della penicillina (uno dei progetti meglio custoditi della seconda guerra mondiale e che impegnò qualche cosa come 7.000 scienziati) avrebbe garantito ad essi l'invulnerabilità contro le armi batteriologiche. Svanito il monopolio della penicillina, gli anni '50 e '60 vedono una frenetica corsa per la produzione di microrganismi sempre più micidiali. Negli USA sorgono ben nove impianti di guerra batteriologica, in Gran Bretagna si costruisce la "fabbrica di microbi" di Porton, stessa cosa viene fatta in URSS sulle coste del Mar Caspio.
Verso la fine degli anni '60, comunque,
le armi batteriologiche cominciano ad essere snobbate dai vari
Stati Maggiori: le continue ricerche sui microrganismi e sui
farmaci avevano finito, infatti, per ridurre a zero i
microrganismi "segreti" contro i quali, cioè, il
nemico non aveva alcuna difesa. Anche per questo motivo le armi
batteriologiche vengono messe al bando con un trattato
internazionale siglato nel 1972. 
Nonostante questo divieto, verso la metà degli anni '80 la corsa alle armi batteriologiche riprende con vigore, anche se camuffata con l'esigenza di "dotarsi di strumenti di difesa" da attacchi batteriologici. Il perché è da ricercarsi nella manipolazione del DNA, e quindi del patrimonio genetico, che permette di inventare e creare microrganismi assolutamente sconosciuti al nemico ma ben studiati dall'attaccante che può, quindi, vaccinare preventivamente le proprie popolazioni o truppe (o accatastare determinati farmaci), prima di sferrare l'attacco. Spronato dai militari e dalle multinazionali della biotecnologia, le armi batteriologiche, grazie ad un incremento di budget annuale di 900 milioni di dollari, ritrovano il loro posto negli arsenali. Nel maggio 1989, 800 ricercatori americani, tra i quali tre Premi Nobel per la medicina, lanciano un appello "contro questa nuova rovinosa corsa all'arma batteriologica che rischia di mettere a disposizione di qualche terrorista o sanguinario dittatore un arma dotata di una potenza fino a ieri inimmaginabile". Naturalmente l'appello cade nel vuoto e le ricerche per inventare nuovi e più micidiali microrganismi continuano. Nel settembre del 1990 la rivelazione sui mass media: anche Saddam ha l'arma batteriologica.
La notizia (non supportata, comunque, da nessuna inequivocabile prova) determina una nuova corsa alla realizzazione di "vaccini" per proteggersi da nuove armi batteriologiche. Ma per realizzare nuovi vaccini bisogna preventivamente "inventare" nuovi microorganismi patogeni prima che vengano realizzati dal "nemico". E così, mentre le autorità cubane denunciano un attacco biologico contro le loro coltivazioni (che sarebbe stato condotto nel 1997 dagli Americani con la disseminazione, tramite aerei, di un insetto manipolato geneticamente: il Thrips Palmi) i centri di ricerca per la guerra batteriologica (come Edgewood, vicino Baltimora e Fort Detrick, nello Stato del Maryland, forti di un incremento di budget di 200 milioni di dollari ottenuto nel 1998) lavorano alacremente.
Oltre
ai pericoli di provocare una pericolosa escalation, i rischi di
questa nuova corsa alle armi batteriologiche sono enormi. Ad
esempio un incidente di laboratorio. Il più grave si è
verificato in Inghilterra il 3 agosto 1962 quando il dottor
George Bacon, morì a casa sua di peste polmonare che aveva
contratto nei laboratori del Centro Microbiologico Militare di
Porton Down, dove lavorava come biologo. Il giorno dopo, l'anonima
faccia di questo scienziato si conquistava la prima pagina di
tutti i quotidiani, e subito le autorità inglesi intraprendevano
una spasmodica ricerca per identificare, isolare e vaccinare
tutti coloro che erano stati a contatto con Bacon. La caccia all'uomo
assunse toni da thriller: due ragazze di 9 e 15 anni, Katrin ed
Elizabeth Larid, nipoti di Bacon, il 31 luglio si erano recate a
casa dello zio per salutarlo prima della loro partenza per la
base RAF di El-Adn, in Libia, dove il padre prestava servizio in
qualità di ufficiale meteorologico. Dopo una frenetica ricerca,
furono rintracciate e, insieme a tutti i componenti della base
furono messe in quarantena. Se la peste si fosse propagata in
Libia, in assenza di un efficiente servizio sanitario si sarebbe
certamente trasformata in una gravissima epidemia. Come dichiarerà
un anno dopo la commissione d'inchiesta nominata dal Parlamento
inglese, averla evitata fu "un vero miracolo".
Intercettare le armi batteriologiche
L'unica nazione europea capace di intercettare un attacco batteriologico è la Francia che ha un capillare sistema di monitoraggio atmosferico basato su gorgogliatori di lavaggio dell'aria, che possono filtrare 25.000 litri al minuto e analizzare l'eventuale presenza di organismi patogeni. La natura biologica del materiale campionato viene automaticamente e immediatamente determinata usando la spettroscopia a infrarossi, la colorazione automatica dei batteri su filtri passa banda, la reazione di chemiluminescenza... Ma, nonostante l'estrema sofisticazione di questo sistema di allarme la speranza di identificare in tempo un attacco batteriologico è comunque, per ammissione dello Stato Maggiore francese, bassissima in quanto, quasi sempre, i microrganismi patogeni si confondono con quelli normalmente presenti nell'atmosfera.
Recentemente il Pentagono sta portando avanti un programma, del costo di 110 milioni di dollari, per lo sviluppo di mezzi di rilevamento biologico basato su tecnologie come la spettrometria di massa a intrappolamento ionico e la spettroscopia a decomposizione indotta da laser, che dovrebbero, in un prossimo futuro, identificare la presenza nell'aria di agenti patogeni. Un altro sistema, denominato Biological Integrated Detection System (BIDS), esponendo campioni di aria sospetta ad anticorpi, dovrebbe identificare, in non più di trenta minuti. agenti specifici - quali Bacillus anthracis, Yersinia pestis, la tossina botulinica e 1'enterotossina stafilococcica B.
Francesco Santoianni